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L'istituto
cinematografico ha alla fine mostrato il film
Il
festival europeo del film documentario di Oslo ha preso in
considerazione le proteste, ed ha alla fine mostrato martedì (30
marzo, ndr) il
film italiano, critico verso governo, "Il cittadino
Berlusconi".
Il
film era stato rimosso dal programma del festival europeo del film
documentario di Oslo dopo le pressioni della ambasciata d'Italia.
Per questo il festival e la direttrice dell'Istituto
cinematografico Vigdis Lian sono stati criticati. Martedì (30
marzo, ndr) la retromarcia dell'Istituto, che organizza il
festival.
In
un comunicato stampa afferma Lian che l'Istituto cinematografico non
ha mai avuto intenzione di censurare il film, e che le ambasciate
europee che co-organizzano del festival hanno accettato
l'indipendenza dell'Istituto quando si tratti di avanzare film
validi, critici e magari controversi.
Aftenposten,
martedì 30.03.04
Vigdis
Lian: Il
prezzo era diventato troppo alto
di
Lars West Johnsen
"Il
prezzo era diventato troppo alto per me e per i miei collaboratori
in particolare. E' stata una decisione (quella di escludere il
film "Il cittadino Berlusconi" dalla scaletta del terzo
festival del film documentario, ndr) presa a causa di ragioni
deboli - dice Lian (Vigdis Lian, direttrice dell'Istituto
cinematografico norvegese, ndr). ... e racconta che aveva messo in
conto critiche per la sua decisione, ma non che dovesse diventare
una tale bufera, così com'è accaduto da venerdì (26 marzo, ndr).
Ed ammette di aver sottovalutato la situazione. (...) Sulla sua
decisione originaria racconta: gli italiani (l'ambasciata d'Italia
ad Oslo, ndr) affermarono che si trattava di un film molto
difficile per loro, di questo mi ero assunta responsabilità. é
stato un errore."
Dagsavisen,
mercoledì 31. 03. 2004.
"La
voglia di censura di Berlusconi"
L'editoriale
redazionale del quotidiano fa notare come la direttrice del
festival del film documentario abbia ceduto a tre giorni di
massicce proteste decidendo di mostrare il film.
"Vigdis
Lian (direttrice dell'Istituto cinematografico norvegese, ndr) ha
capito le conseguenze del lasciarsi censurare, e che il fatto
riguardava molto più di un relativamente modesto festival ad
Oslo. Si tratta infatti dello stato della libertà di espressione
in Europa e di un primo ministro italiano che utilizza il potere
politico ed economico per imbavagliare gli oppositori a casa
propria, e se ciò gli riesca, anche in altri paesi. (...) La
libertà di parola è molto semplicemente una minaccia per
Berlusconi, anche in Norvegia. Era perciò sorprendente, e triste,
che la respnsabile del festival Vigdis Lian consentisse agli
uomini di Silvio Berlusconi di redigere il festival in terra di
Norvegia. (...) Adesso che il documantario "Il cittadino
Berlusconi" verrà nonostante tutto proiettato, la
responsabile del festival ha compiuto una giusta ritirata. E' un
segnale per Silvio Berlusconi che la sua lunga mano non è
accettata in Norvegia".
Dagsavisen,
mercoledì 31 marzo 2004
Crassa
Italia
di
Sissel Benneche Osvold
Protestiamo
quando capi di stato esteri abusano del proprio potere.
Boicottiamo, critichiamo e manifestiamo allorché capi di governo
rompono con le regole costituzionali democratiche o la difesa
delle convenzioni internazionali. L'Italia è l'eccezione.
L'Italia è la patria di grandi artisti, del vino e della buona
cucina. L'acquisto privato della democrazia da parte del primo
ministro italiano Silvio Berlusconi è sostanzialmente andata
inosservata per la nostra incondizionata ammirazione del design
italiano, l'infatuazione verso il paesaggio toscano ed i piaceri
della tavola. L'opposizione italiana al progetto di Berlusconi,
che consiste nel deformare la legislazione a difesa dei suoi
interessi personali, ha avuto ben poco appoggio dai nostri
esponenti pubblici. I più importanti alleati di Berlusconi sono
la viltà nel suo paese, dove buna parte del pubblico si piega
apertamente o si ritrova ad essere imbavagliato, e l'indifferenza
all'estero. Nel frattempo i difensori della democrazie vengono
perseguitati dagli innumerevoli difensori del primo ministro, tra
i quali il presidente della commissione giustizia, che ha il
compito di liquidare la libertà di espressione in Italia.
Vigdis
Lian, direttore dell'Istituto cinematografico norvegese e del
festival del film documentario di Oslo, aveva perciò la sua
occasione d'oro per diventare famosa nel mondo come eroina della
libertà d'espressione qualora avesse capito che le pressioni
dell'ambasciata di Berlusconi in Norvegia giustificavano la
cancellazione dell'intero festival quella settimana. Il film che
lei aveva inizialmente rimosso del festival, "Il cittadino
Berlusconi", è un crasso disvelamento dell'Italia come un
autoritario regime dell'informazione nella democratica Europa.
(...)
Dagbladet,
sabato 3 aprile 2004.
Comanda
col telecomando
di
Lars West Johnsen
La
settimana scorsa un documentario di 56 minuti sui ruoli di Silvio
Berlusconi come primo ministro, editore ed uomo più ricco
d'Italia, assieme al tentativo dell'ambasciata d'Italia di
impedirne la proiezione, hanno disegnato un'immagine poco
lusinghiera della relazione che lo stato italiano ha nei confronti
della libertà d'informazione. Knut Kristian Hauger ha seguito gli
sviluppi italiani negli ultimi anni e nel 2000 ha scritto una tesi
di laurea sul mercato italiano della TV.
-
Molti Italiani sono a disagio con l'immagine dell'Italia che viene
disegnata attualmente. Hanno un problema di reputazione.
L'immagine dell'Italia come vino rosso, Michelangelo e Toscana è
stata rimpiazzata dal monopolio dell'informazione di Berlusconi e
da una produzione culturale appiattita su quiz televisivi
semi-pornografici, racconta Hauger.
(...)
Il
primo ministro controlla il 90% di quello che gli italiani vedono
in televisione. (...) Il controllo ferreo della televisione
diventa un controllo ferreo sull'attenzione del popolo italiano.
Chi controlla i telecomandi, controlla anche il pubblico in
Italia. - L'Italia sta in una posizione speciale quando si tratta
dei media televisivi, dice Huger, che ricorda un'altra tendenza
del mercato televisivo Italiano: la strategia intenzionale di
indebolire la RAI in favore dei propri canali. (...) Gli introiti
(pubblicitari, ndr) della RAI diminuiscono. Gli introiti delle
televisioni di Berlusconi crescono. (...)
-
è la democrazia in reale pericolo?
-
Uno se lo può chiedere. Quello che è certo è che il pluralismo
dell'informazione si è ridotto con Berlusconi, e che quando si
pongono limiti alle voci d'opposizione, si indebolisce la
democrazia. (...) Quando l'opposizione suona colla sordina ottiene
scarso ascolto in confronto alle percussioni e ai fiati di
Berlusconi, dice Hauger.
Dagsavisen,
Domenica 4 aprile 2004
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