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Chi
ci difende?
Martedì
31 luglio 2001 la corte del Tingrett di Gøteborg, Svezia, ha
condannato a due anni e mezzo di reclusione ed a 10 anni di
estradizione il cittadino italiano, residente in Norvegia da 17
anni, Luigino Longo per violenze commesse durante le
manifestazioni di protesta contro la riunione dei dirigenti dei
paesi aderenti al Mercato Comune Europeo del giugno scorso
tenutasi a Gøteborg. Secondo l’articolo di Sissel Henriksen :
«Politiet trenger Syndebukken» (La polizia ha bisogno di un capo
espiatorio) Klassekampen 28 luglio 2001 si tratta di una condanna
scontata per dare una dimostrazione dell’efficenza e della forza
dello stato svedese. Pur non entrando nel merito sulla
colpevolezza o sull’innocenza del Longo che si è sempre
dichiarato innocente, ci sono alcuni punti che ci fanno
riflettere. Nell’articolo citato, di cui riportiamo un pezzo per
comodità solo in traduzione italiana, si legge che Luigino Longo
risiede in Norvegia da 17 anni, ma è cittadino italiano. Ciò
significa che la Norvegia non può impegnarsi nel suo caso e
l’Italia non vuole. La giornalista Sissel Henriksen ci ha
confermato, in una conversazione telefonica, alla nostra precisa
domanda che non si tratta di un’accusa generica contro le
autorità italiane ma che la famiglia di Luigino Longo ha chiesto
aiuto all’Ambasciata d’Italia in Svezia e si è sentita
rispondere che la Svezia non è un paese del terzo mondo e
pertanto uno stato dove i diritti degli imputati sono tutelati.
L’articolo
citato riporta che il dibattimento si è tenuto in svedese e la
corte ha preteso che le dichiarazioni dell’imputato fossero
fatte in italiano e poi debitamente tradotte. Ma la Corte e la
pubblica accusa si esprimevano in svedese senza che ciò venisse
tradotto in italiano. Noi non conosciamo il grado di padronanza
della lingua svedese del signor Longo ma deduciamo dal fatto che
la Corte abbia voluto che parlasse in italiano che il suo svedese
non fosse buono. La lingua norvegese, anche se le due lingue sono
affini, non è quella svedese.
Come
può l’Ambasciata d’Italia in Svezia dire che i diritti degli
imputati sono tutelati in Svezia quando una persona viene
condannata senza neppure capire il dibattimento per cui viene
condannato? Inoltre non si tratta di un reato comune ma uno con
chiare connotazioni politiche. In quanti casi è prevedibilissimo
che gli imputati abbiano bisogno di assistenza da parte delle
autorità dei loro rispettivi paesi affinché il processo si
svolga in un modo corretto e non sia una tragica farsa.
Inoltre,
secondo la convenzione scandinava, molto più vecchia di quella
dello Spazio Economico Europeo e del Mercato Comune Europeo ma
tuttora vigente, un cittadino straniero che viene espulso da uno
dei paesi scandinavi (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e
Svezia) viene espulso da tutti i paesi scandinavi. Ciò significa
che Luigino Longo dopo aver scontato la detenzione dovrà lasciare
la Norvegia dove ha la famiglia , secondo l’articolo citato
anche una figlia minorenne a carico, il lavoro e la casa. A nostro
avviso non si può condannare un’intera famiglia per una colpa,
ammesso che colpa ci sia stata, di un singolo componente.
La
nostra domanda è semplice : chi difende i nostri interessi di
italiani residenti all’estero in questi casi? Anche in questo
campo, come per esempio il diritto al voto, abbiamo la netta
sensazione di essere cittadini di serie B. Ci auguriamo di
ricevere una risposta per iscritto dall’Ambasciata d’Italia in
Svezia o dal Ministero degli Affari Esteri, o, perché no, dal
Ministro per gli italiani nel Mondo onorevole Mirko Tremaglia.
ADT
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